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Le richieste alla Cassa forense

Ho ricevuto da alcuni amici Colleghi la proposta di inviare una pec alla Cassa forense chiedendo che la stessa rinunci alla contribuzione per l’anno 2020 e che riconosca, con fondi propri, un mini assegno ai propri iscritti parametrato all’ultima dichiarazione dei redditi.

Devo dire che la proposta sembra essere condivisibile e certamente allettante ma, come tutte le proposte populiste, è probabilmente insostenibile e soprattutto mi sembra poco intelligente.

Ed infatti, chi fa la proposta non dice che i mancati incassi e le risorse da destinare all’assegno - considerato che la Cassa a differenza dell’INPS non riceve integrazioni dallo Stato - incideranno sul patrimonio e certamente sulle nostre pensioni future e ciò, in un’ottica di lungo periodo qual è quella di una cassa previdenziale, non mi sembra una grande soluzione; se qualcuno pensa che il patrimonio della Cassa consenta queste scelte gli proporrei di esaminare l’ultimo bilancio da cui emerge che vi è una discreta solidità ma, al contempo, anche che vi sono crediti incagliati (nei confronti degli stessi iscritti) di importo superiore al miliardo, che una larga parte di iscritti non versa alcunché e che la restante parte ha, in larga misura, redditi dichiarati e quindi contribuzione di poco superiore al minimo (non voglio dire che la Cassa sia prossima al fallimento ma che certamente non è in una situazione così florida da consentirle le predette agevolazioni, anche considerato che non beneficerà come le entrate dello Stato di qualche imposta aggiuntiva … come la probabile patrimoniale del prossimo autunno).

Inoltre, la proposta di pagamento di un assegno mi sembra poco intelligente perché così facendo si giustifica la scelta dell’attuale Governo di non destinare alcuna risorsa ai professionisti ordinistici (indipendentemente dal reddito !): hanno la loro Cassa, la quale provvede a riconoscere un assegno, perché dovrebbe farlo lo Stato ? I professionisti e le loro Casse sono contribuenti, partecipano con le loro imposte al mantenimento del sistema ma non ne beneficiano, neanche nei momenti di estrema difficoltà come quello attuale, e prevedere che sia la Cassa forense a sopperire alle difficoltà del momento non fa che ulteriormente supportare questa scelta.

Forse, prima di chiedere alla nostra Cassa un intervento, bisognerebbe sollecitare i nostri organi rappresentativi a farsi sentire, se del caso a protestare anche con civile vigore per le esclusioni contenute nei vari DPCM e Decreti che hanno lasciato tutti (i professionisti) attoniti.

Considerata anche l’assoluta discordanza tra i vari provvedimenti adottati (solo per fare un esempio, il DPCM 22/3/2020 prevede che siano sospese quasi tutte le attività ad eccezione, tra l’altro, di quelle legali; l’ordinanza della Regione Lombardia, invece, sembra vietare anche le attività professionali: i professionisti, allora, cosa devono fare ?), sarebbe auspicabile che i nostri Organi si facessero promotori di iniziative di chiarimento.

Invece, si legge solo di una blandissima reazione del CNF “sospeso” alla mancata tutela ai professionisti, anche quelli più giovani e forse più esposti ai problemi della situazione attuale.

A parer mio in questo momento è ancor più necessario compattarsi per far valere le legittime istanze nostre e degli altri Ordini dinanzi a chi, ormai da tempo, ci considera solo ai fini impositivi e ci dimentica per qualsivoglia iniziativa di sostegno.


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Massimiliano Desalvi's picture

Massimiliano Desalvi, partner of Interconsulting for more than 10 years, provides consulting and he is experienced in litigation in the areas of civil and commercial law, bankruptcy and insurance legislation. 

He coordinates the team of lawyers and young professionals in order to meet and respond to the challenging client’s needs concerning legal matters or disputes.